Il 2014 è iniziato male...

Ci sembrava che il 2013 si fosse concluso, pur tra mille difficoltà, sotto auspici positivi.
Ma ecco che con l’inizio del nuovo anno veniamo a scoprire che l’Azienda, in barba a tutti gli accordi sottoscritti sulle assunzioni, decide di realizzare un assessment per primi utilizzi che, anche se fosse dovuto al rientro di una collaborazione, sarebbe gravissimo.
La trasparenza nei percorsi di assunzione, di mobilità e nei provvedimenti gestionali del personale per noi è un’esigenza imprescindibile per ricreare quella fiducia dei lavoratori tutti nei confronti del futuro aziendale

La crisi di organico è ormai evidente. Se si continua ad agire per spot senza una programmazione reale degli investimenti sul lavoro nel breve periodo, si avrà il blocco reale di tutte quelle iniziative positive come la famosa “Digitalizzazione” più volte orgogliosamente enunciata dal nostro Direttore Generale.
Spesso i grandi progetti sono naufragati per piccoli errori di percorso.

Abbiamo la sensazione che dentro l’azienda ci siano due o forse più scuole di pensiero. Alcune vorrebbero risanare riportando sui giusti binari l’organizzazione ed i processi produttivi. Altre continuano ad imporre le vecchie logiche dei padrini e dei centri di potere. Ma il tempo si sta esaurendo, se si vuole garantire un futuro alla Rai, la “Politica” deve avviare le giuste riforme per il Servizio Pubblico, ma anche la Dirigenza Rai deve sentirsi Servizio Pubblico smarcandosi dai soliti e molteplici “centri di Potere” che vorrebbero continuare a mungere il latte dalla mucca Rai.

Per questo riteniamo improcrastinabile l’avvio delle selezioni per il reintegro d’organico di quei settori e professioni indispensabili. L’attuale situazione conta una seria carenza di personale tra professionalità operaie, tecniche ed impiegatizie. I numeri possono sembrare consistenti, ma con un’adeguata visione di insieme e una metodica programmazione molte problematiche possono trovare soluzioni adeguate. Il sindacato è disposto a fare la sua parte, la dirigenza aziendale deve trovare il giusto concerto per poterla realizzare.

Un altro capitolo è quello concernente gli investimenti tecnici e produttivi.


Continuano a mancare risposte sugli investimenti tecnici delle Riprese Esterne, investimenti che invece i nostri competitors stanno attuando, forse per offrirci
successivamente servizi ad un costo da loro deciso? Rammentiamo le prossime scadenze per le “Riprese in Movimento” Giro D’Italia ed altro, le voci che ci giungono sono confuse e negative, non vorremmo che si replicasse quanto già accaduto nel 2013.
Ricordiamo che se si vuole incidere sui costi di realizzazione di un programma non si può prescindere dai costi di scenografia e di tutto quello che gli ruota attorno. L’impegno di scenografi interni, l’utilizzo dei nostri impianti per le realizzazioni scenografiche, l’impiego di professionalità inserite nell’area costumi e trucco, è indispensabile per un contenimento ed un controllo dei costi di un programma.
Qui abbiamo dato solo due esempi di settori produttivi in cui è importante intervenire, ma molte altre situazioni dovrebbero godere dell’attenzione aziendale, alcune delle quali, seppur non evidenti nel processo produttivo, sono strategiche per le funzionalità aziendali e per le innovazioni che si stanno compiendo. Ad esempio citiamo il G.A.S.I.P., progetto avviato con risorse inadeguate rispetto alla previsione, o i vari settori di manutenzione che, se sviluppati adeguatamente, potrebbero consentire risparmi consistenti. Tutti questi esempi si sommano ad altre problematiche continuamente evidenziate dalle Organizzazioni Sindacali oramai da lungo tempo, quali i modelli produttivi ormai superati all’interno di RAI News 24, evidenziati per giunta con uno sciopero, e le criticità sedimentate per tutto il personale delle Riprese Interne, sottoposto a condizioni operative e professionali spesso peggiorate da un rinnovo tecnologico attuato senza un adeguato coinvolgimento dei lavoratori interessati.

Un ultimo capitolo, non meno importante, è quello della formazione.


Troppo spesso questo termine è solo enunciato perché nella realtà assistiamo più che altro a corsi di addestramento professionale, che consentono ai lavoratori di usare nuovi apparati senza fornire quelle conoscenze di base che permetterebbero una più facile e completa mobilità sui diversi sistemi produttivi. Un altro aspetto da considerare riguarda le qualità che devono possedere i formatori. Un esperto di un sistema o di una materia non è detto che possegga quelle qualità divulgative in grado di far recepire il maggior numero di informazioni possibili. Sembrerebbe che l’Azienda non abbia a cuore o sottovaluti sistematicamente nella pratica quotidiana l’importanza dell’argomento formativo, cosa che al contrario viene invece sventolata in vari consessi come”fiore all’occhiello”.

Insomma a parole sì..........ma nei fatti?

RSU Dir Prod. TV di Roma